zakāt al fiţr 1435 / 2014

بسم الله الرحمن الرحيم

Nel nome di Dio, il clemente, il misericordioso

Si comunica che il centro islamico “La Luce” di Cassino(FR) ha stabilito che la quota per zakāt al fiţr per l’anno 1435 / 2014 per Cassino e terrotori limitrofi è pari a 3 Euro.

Breve guida su zakāt al fiţr

Zakat al fitr
Zakat al fitr

As-Salāmu `alaykum wa rahmatu-Hu wa barakātu-Hu,

 

Cari fratelli questa breve guida che mettiamo a disposizione della comunità islamica italiana, ha lo scopo di chiarire brevemente gli aspetti generali riguardanti quest’importante adorazione e più precisamente:

 

 

– Cos’è

– Lo scopo per il quale è stata legiferata

– Qual’è la sentenza sciaraitica che la riguarda

– Per chi è obbligatoria

– Chi sono coloro che hanno diritto a riceverla

– Quando deve essere versata

– Il suo estimo, e le sue caratteristiche

 

 

 

– Cos’è 

 

È l’imposta che viene pagata in prossimità della rottura «fiţr» del digiuno del mese diRamađān.Tale imposta viene chiamata «del fiţr» in quanto la «rottura » del digiuno è il motivo per cui è stata legiferata.

 

– Lo scopo per il quale è stata legiferata

 

È stata legiferata per due motivi:

1) Per purificare il digiunante da tutto ciò che di riprovevole ha commesso durante il digiuno.

2) Per permettere che vengano sfamati i bisognosi il giorno del `ïd al fiţr.

 

Narrò Ibn `Abbās – che Dio sia soddisfatto del padre e del figlio:

«Il Profeta – che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male – ha reso obbligatoria zakāt al fiţr [in modo che essa sia] una purificazione per tutto ciò che di superfluo e immorale ha commesso il digiunante, e come nutrimento per i bisognosi…» [Riportato da Abu Dawūd tramite una catena che an-Nawawī ha giudicato ottima]

 

– Qual’è la sentenza sciaraitica che la riguarda 

 

È un atto di culto obbligatorio.C’è l’unanimità dottrinale «Ijmā`» dei Sapienti sulla sua obbligatorietà.

[L’Ijmā` è stata riportata nel «Mughnī» vol.2; Capitolo «zakāt al fiţr»]

 

– Per chi è obbligatoria 

 

Per ogni musulmano. `Abdi-Llāhi figlio di `Umar ibn al-Khaţţāb – che Dio sia soddisfatto di entrambi – disse:

«Il Messaggero di Dio ha reso obbligatorio (farađaşadaqata al fiţr – [pagandola con] un şā`an  di datteri, o un şā`an di orzo, o un şā`an di Aqţ – sia per il servo che per l’uomo libero, sia per l’uomo che per la donna e sia per il piccolo che per il grande dei Musulmani».[Riportato dal Bukharī]

 

Disse as-Shafi`ī :

«In questo detto c’è un’indicazione utile che invero il Messaggero – che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male – non l’ha resa obbligatoria se non per i Musulmani, e ciò in accordo col Libro di Dio Potente e Maestoso. Invero essa è una purificazione , e la purificazione non viene in essere se non per i Musulmani».

 

È obbligatoria per tutti coloro che ne avessero la possibilità, ha detto l’Imām as-Shafi`ī :«Per ogni persona che, qualora sia entrato il mese di Shawāl, avesse in quel giorno il sostentamento sufficiente per lui, per quelli a suo carico e per versare zakāt al fiţr, la deve versare per lui e per quelli a suo carico. E qualora non avesse di che versarla se non per alcuni di loro, che la versi per alcuni di loro; e qualora non avesse tranne che la scorta necessaria per lui e per quelli a suo carico per quel giorno, non è obbligatorio che la versi né per lui né per quelli a suo carico».

[“Al Umm” Vol.2; Capitolo «Zakāt al fiţr»]

 

– Chi sono coloro che hanno diritto a riceverla

 

I Sapienti hanno pareri differenti a proposito. Alcuni Sapienti vedono che non possa esser spesa se non per il povero e il bisognoso. Questo è il parere della scuola «Mālikita»; si è pronunciato in tal senso l’Imām Aĥmad in una delle sue narrazioni e questo è il parere scelto inoltre da as-Shaykh Ibn Taymia.

 

Altri Sapienti vedono invece che abbiano diritto a riceverla le stesse otto «categorie» di personeche hanno diritto a «zakāt al māl» e vale a dire:

– Il bisognoso: colui che pur possedendo si trova in stato di stretta necessità

– Il povero: colui che possiede poco o niente

– Coloro che potremmo definire esattori

 – I neo Musulmani e più in generale coloro ai cui cuori ci si vuole avvicinare affinché li si aiuti a rafforzare la loro Fede

– Lo schiavo affinché venga aiutato a riscattarsi, e più in generale coloro che hanno bisogno d’aiuto affinché la possano versare a loro volta

– Coloro che si sono indebitati non per perseguire fini illeciti come ad esempio il gioco d’azzardo o altro ancora

– Coloro che lottano sulla strada di Dio

– I viaggiatori in difficoltà, affinché possano raggiungere la loro metà.

 

Tra coloro che sostengono quest’opinione vi è l’Imām as-Shafi`ī.

 

Per una vasta maggioranza dei Sapienti, inoltre, non hanno diritto a questa imposta i non Musulmani.

Tra di loro il celeberrimo an-Nawāwī – che Dio abbia pietà di lui – che disse: «Non è lecito dare niente di queste imposte ai “Kuffār” (miscredenti) a prescindere che si stia parlando di zakāt al fiţrzakāt al māl».

Dissero Mālik, al-Laithu, Aĥmad e Abu Thawri: «A loro non vien data» cioè ai non musulmani.

 

È lecito versarla ai musulmani depravati e peccatori qualora si creda che essi non la spendano per assecondare le loro tentazioni, tuttavia hanno precedenza su di loro, qualora ve ne siano, i devoti a patto – ovviamente – che rientrino nelle categorie sopra menzionate.

 

Qualora non vi sia nessuno del posto a cui darla è lecito spedirla in altri paesi.

 

Ricordano i Sapienti, inoltre che non è lecito versarla per la costruzione di moschee, per la loro manutenzione e più in generale per far fronte alle spese ad esse connesse come bollette ed altro.

 

– Quando deve essere versata:

 

Viene versata prima della preghiera dell `ïd cosi come è stato riportato nel detto in cui il Messaggero di Dio – che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male: «Ha ordinato che venga versata prima che la gente esca per la preghiera». [Bukhārï 1407]

 

Per ciò che concerne «il periodo in cui essa va versata» abbiamo:

– Un periodo in cui è meritorio e preferibile.

– Un periodo in cui è possibile versarla.

 

– Il periodo meritorio, in base al detto di cui sopra, è la mattina della festa. Per questo motivo fa parte della Sunnah ritardare il più possibile la preghiera dell’ `īd, di modo che coloro che volessero abbiano a disposizione un arco di tempo ragionevole per attenersi alla Sunnah del Nobile Messaggero – che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male.

 

– Per ciò che concerne invece il periodo in cui è lecito versarla, esso è di un giorno o due prima della festa.

Nāfi` ha detto: «Il figlio di `Umar inviava zakāt al fiţa coloro che erano preposti a raccoglierla due giorni o tre prima della rottura del digiuno».

In un altro detto riportato dall’Imām Bukhārï nella sua Autentica sempre Nāfi` parlando di Abdi-Llāhi figlio di `Umar ibn al-Khaţţāb – che Dio sia soddisfatto di tutti loro – fa riferimento ad un giorno o due.

 

Il parere dell’Imām Abū Ĥanīfa – che Dio abbia pietà di lui – che vede lecito versarla due o tre settimane prima, è poco attendibile (in questo caso specifico) e diverge dal testo dei detti riguardanti quest’adorazione e dal parere delle altre tre scuole.

 

La zakāt al fiţnon va versata dopo la preghiera dell’`īd.

C’è chi vede che sia detestabile «makrūh» e chi invece lo vede illecito in base alla parola del Messaggero che disse:

«In quanto a colui che la versi prima della preghiera la sua zakāt gli verrà accettata, per colui che invece la dovesse versare dopo la preghiera, gli verrà contata come elemosina[surrogatoria]»

[Riportato da Abū Dawūd]

 

I sapienti vedono illecito versarla dopo il giorno dell’ `īd in quanto verrebbe meno uno degli scopi per cui è stata istituita e cioè aiutare i bisognosi a festeggiare in maniera dignitosa la rottura del digiuno. Inoltre ricordano che l’obbligo della zakāal pari dell’obbligo delle cinque preghiere obbligatorie e del digiuno nel mese di Ramadān va eseguito nel tempo stabilito, quindi eseguirlo – senza validi motivi – all’infuori di esso equivale a pregare fuori dall’orario, e questo rende nulla l’adorazione.

 

– Il suo estimo, e le sue caratteristiche.

 

 Prima di conoscere la «stima» di zakāt al fiţè necessario sapere che essa va versata in cibo e – in linee generali – va misurata e non pesata.

 

Abdi-Llāhi figlio di `Umar ibn al-Khaţţāb – che Dio sia soddisfatto di entrambi – disse:

«Il Messaggero di Dio ha reso obbligatorio   şadaqata al fiţr [stabilendo il suo pagamento con] un şā`an di datteri, o un şā`an di  orzo, o un  şā`an di Aqţ (latte fermentato che viene fatto congelare, fino a quando non diventa duro come una pietra, e poi cotto)».

[Autenticato di comune accordo da al-Bukhary e Muslim]

Questo «hadīth» impone che la misura con la quale va misurata zakāt al fiţsia un şā`an (misura usata all’epoca del Messaggero, che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male) degli alimenti che si intendono versare.

Un şā`an corrisponde a circa 2 litri e 600 ml., pertanto per ogni cibo che si volesse distribuire bisogna riempire una misura corrispondente a quella sopra indicata.

Non è necessario che il cibo che si intende versare per adempiere a questa importante incombenza legiferata da Dio Altissimo debba essere tra quelli citati nel detto, ma è prerogativa essenziale che sia tra i cibi comuni del posto e dell’epoca. E ciò in base al detto di Ibn Sa`īd al Khudrī, che Dio sia soddisfatto di Lui, che disse: «La pagavamo, al tempo del Messaggero – che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male – con un şā`an di cibo, “ed il cibo di quel tempo” erano l’orzo, i datteri, l’uvetta, e l’aqţ.»

La locuzione verbale “ed il cibo di quel tempo” stabilisce il principio secondo il quale essa vada versata tramite il cibo del posto e dell’epoca in cui viene pagata. Disse Ibn al Qayym, che Dio abbia pietà di lui:

«Qualora il loro cibo fosse qualche alimento all’infuori del grano, come il laban, la carne o il pesce, loro versavano, per la “rottura del digiuno”, del loro cibo a prescindere da quale fosse.»

 

La scuole giuridiche, Mālikita, Ĥanbalita e Shaf`īta sono d’accordo – in linee generali – sul fatto che non possa esser versata in soldi e ciò per i seguenti motivi:

1) In base alla parola del Messaggero, che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male, che da ciò che autenticamente è stato riportato «ha reso obbligatorio   şadaqata al fiţr [stabilendo il suo pagamento con] un şā`an di datteri, o un şā`an di  orzo, o un  şā`an di Aqţ».

2) In base a ciò che egli fece, e che fecero i suoi compagni – che Dio sia soddisfatto di tutti loro. Nessuno di loro era a conoscenza del fatto che mai il Messaggero avesse pagato zakāt al fiţin contanti, ed essi erano i più sapienti e i meglio informati su ciò che egli fece, e i più solerti a seguirne l’esempio.

3) I denari, l’oro, l’argento, e i vestiti erano presenti all’epoca del Profeta e dei Compagni – che Dio sia soddisfatto di tutti loro – e in quelle successive, e in quel tempo la necessità dei contanti era molto più stringente rispetto ad ora, eppure egli non stabilì il suo pagamento se non tramite il cibo del posto.

4) Non c’è «Ijtihād» (accertamenti e indagini di carattere normativo) in presenza di testi chiari e autentici.

 

L’Imām Abū Ĥanīfah, tuttavia, differì da quest’opinione molto probabilmente a causa del fatto che suddette narrazioni risalenti al Messaggero e ai Suoi compagni non lo raggiunsero.Egli stesso – che Dio abbia pietà di lui disse: «Questa è una mia opinione, qualora fosse venuto qualcuno con un opinione migliore di questa l’avrei accettata».

 

E ciò su cui si sono accordate le altre scuole giuridiche non è basato se non sui testi, perciò ci è illecito versare, o invitare a versare zakāt al fiţin contanti, in quanto ciò costituisce una grave trasgressione dei limiti imposti dal Messaggero, che Dio Lo elogi e Lo preservi da ogni male. Che Dio ci conceda la conoscenza della Sua Religione ed una pratica coerente ad essa, accolga le nostre adorazioni e ci annoveri tra i di Lui timorati.

Autore: Jibrail Longo

Fonte: https://www.facebook.com/notes/sezione-islamica-italiana/breve-guida-concernente-i-vari-aspetti-di-zak%C4%81t-al-fi%C5%A3r/420706004713103

http://www.sezioneislamicaitaliana.com/

 

 

 

 

 

 

 

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